Il risparmio non scompare, ma cambia natura: diventa più faticoso, meno regolare, spesso legato alla necessità di gestire l’immediato più che di costruire il futuro. È quanto emerge dalla seconda wave dell’Osservatorio Look to the Future 2026, iniziativa che ogni anno indaga il rapporto della popolazione italiana sui temi del risparmio, dell’investimento e della previdenza.
Lo studio, presentato da Athora Italia in collaborazione con Nomisma – società indipendente che realizza studi settoriali, ricerche economiche e attività di intelligence di mercato – restituisce l’istantanea di un equilibrio instabile e di una fragilità diffusa: se da un lato il 51% degli italiani è riuscito a mettere da parte qualcosa negli ultimi dodici mesi, dall’altro quasi 1 famiglia su 2 non è riuscita ad accantonare alcuna risorsa. Fra queste, il 18% afferma che nell’ultimo anno le spese necessarie hanno addirittura superato i redditi disponibili, segnalando una situazione di particolare vulnerabilità economica.
Vediamo alcuni dei risultati più importanti emersi dall’Osservatorio e le riflessioni in merito di Claudio Grossi – partner di Progetica, società indipendente di consulenza specializzata in educazione finanziaria – che per il blog di Athora Italia si è già occupato di tematiche inerenti agli obiettivi di risparmio e investimento e all’importanza di non “tenere fermo” il denaro.
Risparmiare è sempre più difficile
Negli ultimi anni la capacità di risparmio degli italiani si è contratta in modo evidente: il 66% degli intervistati dichiara un peggioramento rispetto a 2–3 anni fa, mentre appena il 7% riesce ad accantonare risorse in modo più facile. A pesare in modo determinante è l’aumento del costo della vita, indicato dall’82% come principale fattore di erosione della possibilità di risparmiare, ma non mancano le spese impreviste (per il 54%) e la riduzione dei redditi familiari (31%).
Come osserva Claudio Grossi, il dato non riguarda solo la diminuzione delle disponibilità economiche, ma anche lo scarto tra consapevolezza e possibilità reale di azione: il 38% degli italiani ritiene adeguata una riserva pari a 3-4 mesi di spese familiari, ma fatica a tradurre in pratica questo obiettivo. Quasi la metà degli intervistati, infatti, non sarebbe in grado di sostenere una spesa imprevista di 5.000 euro e solo una minoranza potrebbe farcela senza fatica. Ma c’è di più: di fronte a una spesa imprevista di 1.500 euro, il 25% dichiara che non sarebbe in grado di sostenere l’impegno economico, mentre il 37% riuscirebbe a farvi fronte solo con qualche difficoltà. Anche per una spesa imprevista più contenuta, pari a 800 euro, la prospettiva non migliora: il 13% non sarebbe in grado di affrontarla; il 34% potrebbe farlo ma solo con un certo sforzo.
Il risultato è un quadro in cui molte famiglie vivono in un equilibrio sempre più delicato, con spese che tendono spesso a eguagliare o superare le entrate disponibili.
Il risparmio come gestione dell’emergenza
Quando il risparmio riesce a formarsi, assume prevalentemente una funzione difensiva. Il 54% degli italiani lo destina infatti alla gestione di spese impreviste, confermando la centralità della dimensione di protezione rispetto a quella progettuale, mentre il 48% punta ad avere una maggiore tranquillità economica. Un dato che evidenzia come il risparmio non risponda soltanto alla necessità di affrontare le emergenze, ma anche al bisogno tangibile di ridurre l’incertezza e vivere con maggiore serenità la gestione delle spese quotidiane.
«Fortunatamente non siamo davanti a un popolo di cicale, ma piuttosto a famiglie che continuano a difendersi, spesso con fatica crescente. Il risparmio è guidato soprattutto dalla possibilità di affrontare spese impreviste, dalla ricerca di tranquillità economica e dalla protezione in caso di difficoltà», osserva Claudio Grossi.
Dove si orienta il risparmio?
Analizzando nello specifico le persone che dichiarano di risparmiare per sostenere spese programmate o realizzare progetti futuri, emerge una forte prevalenza di obiettivi legati al tempo libero e alle esperienze personali. Il 46%, infatti, indica i viaggi come principale destinazione del denaro accantonato, davanti ad altre finalità progettuali.
Come sottolinea ancora Grossi, il viaggio rappresenta una forma semplice ma significativa di espressione della libertà personale: «Può sembrare un dato leggero, quasi laterale, ma non lo è. Viaggiare è forse uno dei modi più semplici con cui le persone nominano la libertà: uscire dalla routine, scegliere il proprio tempo, recuperare spazi di vita compressi da doveri, lavoro e incertezza. Da qui una sfida positiva posta al mercato: bisogna reinstallare un concetto concreto e attraente di futuro. Non si risparmia e non si investe solo per rinunciare a qualcosa oggi; lo si fa se si riesce a immaginare un domani sufficientemente desiderabile da meritare disciplina, metodo e continuità».
Accanto ai viaggi, tra i principali progetti per cui gli italiani accantonano risorse figurano anche l’acquisto di una casa (38%) e la ristrutturazione dell’abitazione (28%), a conferma di come il risparmio continui a essere orientato anche verso finalità legate alla sfera patrimoniale e familiare. Restano meno centrali obiettivi di lungo periodo come l’istruzione dei figli (14%) o l’avviamento di una nuova attività lavorativa (6%).
Mantiene inoltre una certa rilevanza il tema della sicurezza economica nella terza età: il 37% di chi riesce a risparmiare indica infatti la vecchiaia tra le motivazioni che guidano l’accantonamento di risorse.
Come sintetizza Grossi, «la parola chiave non è ancora “progetto”, ma “riparo”». Una definizione che restituisce con precisione la natura attuale del risparmio: non tanto leva di pianificazione, quanto risposta difensiva alle incertezze del presente.
Intensità del risparmio e percezione di adeguatezza
Non solo per molte famiglie è diventato più difficile accantonare risorse con continuità, ma anche quando il risparmio è presente tende a mantenersi su livelli contenuti: il 53% degli italiani che riesce a risparmiare accantona tra il 5% e il 20% del reddito. Anche sul piano soggettivo emerge un’incertezza latente: fra chi risparmia, solo una minoranza (il 10%) ritiene il proprio livello di accantonamento pienamente adeguato rispetto agli obiettivi futuri, segnalando una condizione percepita più come instabile che come consolidata. Di contro, ben il 36% lo considera insufficiente e il 13% ammette di non sapere quando dovrebbe risparmiare per raggiungere gli obiettivi finanziari prefissati.
L’Osservatorio mostra dunque come il risparmio continui a rappresentare per gli italiani un valore fondamentale, ma sempre più spesso esercitato in una logica di protezione e gestione dell’incertezza. Comprendere come le famiglie affrontano le difficoltà economiche, quali priorità guidano le loro scelte e quali ostacoli limitano la capacità di mettere da parte risorse è il primo passo per costruire strumenti e soluzioni realmente vicini ai bisogni delle persone, accompagnandole verso scelte consapevoli.
In questa direzione si inserisce l’impegno di Athora Italia, che attraverso strumenti come l’Osservatorio, il blog e il glossario vuole contribuire a rendere questi temi più accessibili, offrendo chiavi di lettura utili a orientare le decisioni. Se vuoi continuare ad approfondire questi argomenti e saperne di più su risparmio, previdenza e pianificazione finanziaria, puoi iscriverti alla nostra newsletter: ogni mese riceverai contenuti, guide e consigli per pianificare il tuo futuro con maggiore consapevolezza.