Nel sistema previdenziale italiano, infatti, l’importo della pensione pubblica è determinato da diversi fattori, tra cui i contributi versati, l’età di pensionamento e il metodo di calcolo applicato. In questo articolo, quindi, vedremo meglio come si calcola la pensione, i dati necessari, i sistemi di calcolo (retributivo, contributivo e misto) e i contributi da considerare.
Quali dati servono per calcolare la pensione in autonomia?
Per calcolare la pensione in autonomia è fondamentale conoscere alcuni elementi chiave inerenti alla propria posizione previdenziale. Il punto di partenza è l’estratto conto contributivo INPS, il documento che riepiloga tutti i contributi versati nel corso della carriera lavorativa e che consente di verificare la propria situazione pensionistica.
Sulla base di queste informazioni, è possibile stimare sia il momento in cui si matureranno i requisiti per la pensione, sia l’importo indicativo dell’assegno futuro.
Tra i principali dati da considerare rientrano:
- l’età anagrafica;
- gli anni di contributi maturati;
- la tipologia dei contributi accreditati (obbligatori, volontari, figurativi o da riscatto);
- il sistema di calcolo applicato, che può essere retributivo, contributivo o misto.
Qual è la differenza tra sistema contributivo, retributivo e misto nel calcolo della pensione?
Il sistema italiano prevede tre modalità di calcolo dell’importo pensionistico, che si differenziano in base alla storia contributiva del lavoratore e alla situazione maturata al 31 dicembre 1995.
I sistemi sono i seguenti:
- Retributivo: disciplinato dalla Legge n. 153/1969, si applica esclusivamente a chi, al 31 dicembre 1995, aveva maturato almeno 18 anni di contributi. Dal 1° gennaio 2012, con la riforma Fornero, anche per questi lavoratori la pensione relativa alle anzianità successive è calcolata con il metodo contributivo, mentre il calcolo retributivo si applica sino al 31 dicembre 2011.
- Contributivo: introdotto dalla Riforma Dini (Legge n. 335/1995) ed entrato in vigore dal 1° gennaio 1996, ha progressivamente sostituito il sistema precedente. Si applica a chi ha iniziato a versare contributi dopo tale data.
- Misto: anch’esso previsto dalla Riforma Dini come sistema di transizione, si applica a chi al 31 dicembre 1995 aveva meno di 18 anni di contributi. Il calcolo è di tipo retributivo solo per le anzianità maturate fino a tale data: dal 1° gennaio 1996 si applica il metodo contributivo.
Quali contributi considerare nel calcolo?
Nel calcolo della pensione confluiscono tutti i contributi previdenziali accumulati nel corso della vita lavorativa, che determinano il montante su cui si basa l’assegno finale. La loro valorizzazione ai fini dell’importo pensionistico avviene secondo le regole previste dal sistema di calcolo applicato. In base alla loro origine, si distinguono diverse tipologie, ciascuna con una funzione specifica:
- contributi obbligatori: sono versati dal datore di lavoro per i dipendenti o direttamente dai lavoratori autonomi durante l’attività lavorativa;
- contributi figurativi: sono accreditati dall’INPS per periodi di sospensione tutelati dalla legge, come ad esempio maternità, malattia, servizio militare o cassa integrazione;
- contributi da riscatto: consentono di valorizzare periodi non coperti da versamento di contributi, come gli anni universitari, attraverso il pagamento di un onere;
- contributi volontari: si tratta di versamenti effettuati autonomamente al fine di integrare o colmare vuoti contributivi e rafforzare la posizione previdenziale.
È il Piano Pensionistico Individuale (PIP) che ti consente di costruire una rendita complementare, con versamenti liberi e flessibili investiti nella Gestione Separata e/o nei Fondi Interni, per valorizzare nel tempo i tuoi contributi.
Come si calcola l’importo della pensione
Per capire come si calcola l’importo pensionistico è necessario partire dal sistema di calcolo applicato e dai contributi maturati nel corso della carriera. Nel sistema retributivo, l’assegno si calcola sulla media delle retribuzioni percepite negli ultimi anni di lavoro, oltre che sull’anzianità contributiva.
Come indicato dall’INPS, nel sistema contributivo, invece, la prestazione dipende dai contributi versati e rivalutati nel tempo. Il totale accumulato, detto montante contributivo, rappresenta il capitale individuale costruito nel corso della vita lavorativa e viene convertito in rendita attraverso i coefficienti di trasformazione, valori percentuali aggiornati periodicamente che aumentano con l’età al momento del pensionamento.
Nel sistema misto, la pensione si calcola combinando i due metodi: una quota è determinata con il sistema retributivo (fino al 31 dicembre 1995) e la restante con il sistema contributivo (dal 1° gennaio 1996).
Come si può immaginare, stimare con precisione l’importo finale della propria pensione non è semplice, poiché entrano in gioco anche fattori come la continuità dei versamenti, le rivalutazioni e l’evoluzione della normativa previdenziale. Per questo motivo, una stima autonoma può risultare complessa.
L’uso di simulatori per stimare l’importo pensionistico
Per ottenere una stima di quello che potrebbe essere l’importo, può dunque essere più pratico ed efficace avvalersi di strumenti di simulazione specifici, che offrono una prima indicazione orientativa della futura pensione.
Uno di questi è il calcolatore messo a disposizione da Athora Italia, un supporto semplice e funzionale per interpretare la propria posizione previdenziale. Inserendo alcuni dati personali e professionali, come la data di nascita, il sesso, la tipologia di attività svolta (lavoratore dipendente o autonomo), gli anni di contributi versati, la retribuzione annua lorda e le prospettive di crescita della carriera, è infatti possibile ottenere una stima. In questo modo potrai conoscere, in via indicativa, quando maturerai il diritto alla pensione, quale sarà l’importo stimato della pensione pubblica e quale differenza dovrai colmare per mantenere lo stesso tenore di vita anche dopo il pensionamento.
Questo passaggio è utile perché consente di valutare per tempo eventuali soluzioni di previdenza complementare, importanti per coprire il divario tra il reddito percepito durante l’attività lavorativa e l’assegno pensionistico.
È inoltre possibile rivolgersi a professionisti del settore o a enti di assistenza come CAF e patronati, anche per chiarire eventuali dubbi.
In tutti i casi, informarsi su questi temi è fondamentale: conoscere gli strumenti di integrazione pensionistica e capire come programmare la propria pensione sono passaggi indispensabili per organizzare la propria vita al termine del lavoro. Vuoi sapere di più su previdenza, risparmio e investimento? Iscriviti alla nostra newsletter: riceverai contenuti di valore, guide approfondite e aggiornamenti.