RITA: cos’è la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata e come funziona

Quando si avvicina il momento di lasciare il lavoro, una delle domande più frequenti riguarda come accompagnare in modo sereno il passaggio verso la pensione. La Rendita Integrativa Temporanea Anticipata, anche nota con l’acronimo RITA, è una soluzione che consente di anticipare l’utilizzo del capitale accumulato attraverso una forma di previdenza complementare, offrendo un sostegno economico nel periodo che precede l’accesso alla pensione pubblica.

Una possibilità, questa, che risponde all’esigenza di maggiore flessibilità, sempre più sentita da chi desidera pianificare il proprio futuro previdenziale con consapevolezza. Ma cos’è esattamente la RITA e come funziona? Vediamolo nel dettaglio.

Cos’è la RITA e a cosa serve

La Rendita Integrativa Temporanea Anticipata (RITA) è una prestazione prevista nell’ambito della previdenza complementare. È stata introdotta in via sperimentale dalla Legge di Bilancio 2017 e resa strutturale con la Legge di Bilancio 2018.

In concreto, la RITA consente di ricevere, in modo frazionato, una parte o la totalità della posizione individuale maturata presso un fondo pensione o un Piano Individuale Pensionistico (PIP), fino al conseguimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia nel sistema pensionistico obbligatorio.

Questo può avvenire, quindi, solo prima del raggiungimento dell’età pensionabile prevista dal sistema pubblico. In questo modo, il risparmio previdenziale può essere trasformato in un “reddito ponte”, pensato per accompagnare gli ultimi anni di attività lavorativa o un eventuale periodo di inoccupazione che precede la pensione di vecchiaia.

Chi ha costruito nel tempo una posizione di previdenza complementare, può quindi trasformare il capitale accumulato in un flusso di reddito periodico.

Chi può richiedere la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata

La RITA non è automatica, ma può essere richiesta in specifici casi, da parte di lavoratori che si trovano a pochi anni dal pensionamento e che hanno aderito a una forma di previdenza complementare. In particolare possono accedervi:

  • Lavoratori “prossimi” alla pensione di vecchiaia: coloro che cessano l’attività lavorativa (subordinata o autonoma) e si trovano a non più di 5 anni dal raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia.
  • Lavoratori in condizione di inoccupazione prolungata: i lavoratori disoccupati da almeno 24 mesi, che si trovano a non più di 10 anni dall’età pensionabile.

In entrambi i casi, la RITA rappresenta uno strumento di continuità, pensato per evitare vuoti di reddito in una fase spesso delicata dal punto di vista economico e personale.

Guida agli strumenti di previdenza complementare

I requisiti per accedere alla RITA

Questa forma di prestazione ha carattere generale e si applica a tutti i lavoratori, inclusi i dipendenti pubblici, che abbiano aderito a una forma di previdenza complementare a contribuzione definita, cioè in cui il capitale accumulato dipende dai contributi versati e dai rendimenti ottenuti.

In base alle categorie soggettive individuate sopra, sono diversi anche i requisiti previsti dalla normativa, che tengono conto sia della distanza dall’età pensionabile sia della storia contributiva e previdenziale dell’aderente.

La prima casistica per usufruire della RITA

Per quanto riguarda i lavoratori prossimi alla pensione di vecchiaia, la RITA può essere richiesta se:

  • l’età anagrafica per la pensione di vecchiaia sarà raggiunta entro 5 anni dalla cessazione del lavoro;
  • risultano maturati almeno 20 anni di contribuzione nei regimi obbligatori di appartenenza;
  • sono stati accumulati almeno 5 anni di partecipazione a una forma di previdenza complementare.

È il caso, ad esempio, di un lavoratore che abbia cessato l’attività a tre anni dalla pensione di vecchiaia e che possa contare su almeno 20 anni di contribuzione obbligatoria e su un’adesione alla previdenza complementare di almeno cinque anni: in questa situazione, la RITA consente di accompagnare il periodo che precede il pensionamento.

La seconda casistica per accedere alla RITA

Per quanto riguarda invece i lavoratori in condizione di inoccupazione prolungata, la RITA può essere richiesta da chi:

  • ha cessato l’attività lavorativa ed è inoccupato da oltre 24 mesi;
  • raggiungerà l’età per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio entro 10 anni;
  • ha maturato almeno 5 anni di partecipazione alla previdenza complementare (ridotti a 3 anni in caso di trasferimento dell’attività lavorativa in un altro Stato membro dell’Unione Europea).

È il caso di un lavoratore che, dopo la cessazione dell’attività, si trovi in condizione di inoccupazione da oltre 24 mesi e sia ancora distante, fino a 10 anni, dall’età per la pensione di vecchiaia: in questa situazione, la RITA rappresenta uno strumento di sostegno nel percorso di transizione verso il pensionamento, purché sia stata maturata un’adeguata anzianità nella previdenza complementare.

Erogazione e funzionamento: modalità e frequenza delle rate

La RITA viene distribuita in rate periodiche. A titolo di esempio, un aderente che disponga di una somma pari a 120.000 euro e acceda alla RITA per un periodo di cinque anni riceverebbe l’importo in 60 rate mensili. Ciascuna rata avrebbe un valore di circa 2.000 euro lordi. Il capitale residuo continuerebbe a essere investito fino alla conclusione del periodo di erogazione, garantendo così la prosecuzione dei rendimenti.

La frequenza delle rate può variare in base al regolamento del fondo pensione o del PIP, ma è generalmente mensile o trimestrale, in linea con le indicazioni della COVIP.

L’erogazione ha inizio dopo la presentazione della richiesta – che può avvenire sia in forma cartacea sia online, a seconda delle procedure indicate – e la verifica dei requisiti previsti dal fondo o dal PIP: l’iter può richiedere fino a 90 giorni, necessari per completare gli accertamenti amministrativi e contabili e garantire la conformità alla normativa vigente.

I vantaggi fiscali della RITA

La RITA gode di tassazione agevolata, simile a quella prevista per la pensione integrativa, che la rende particolarmente conveniente rispetto ad altre forme di reddito. In concreto, sulla rendita viene applicata una ritenuta a titolo d’imposta con aliquota massima del 15%, molto più favorevole rispetto alle normali aliquote IRPEF sul reddito complessivo, che variano dal 23% al 43%.

Inoltre, è prevista un’ulteriore riduzione dell’aliquota pari a 0,30 punti percentuali per ogni anno di partecipazione a un fondo pensione dopo il quindicesimo. Il massimo raggiungibile sono 6 punti percentuali.

Con almeno 35 anni di contribuzione, quindi, l’aliquota effettiva applicata alla RITA scende fino al 9%. Questo rende lo strumento non solo una soluzione pratica per integrare il reddito prima della pensione, ma anche fiscalmente vantaggiosa nel tempo.

Pianificare con consapevolezza il proprio futuro previdenziale

Comprendere come funziona questa soluzione, quali requisiti prevede e quali vantaggi offre permette di compiere scelte più informate e coerenti con i propri obiettivi di vita. In tutti i casi, per capire se una soluzione come l’attivazione di una RITA possa fare al caso nostro, è essenziale affidarsi a un consulente esperto in materia previdenziale, in modo da valutare se possa essere effettivamente l’opzione più adatta alle nostre esigenze.

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Redazione Athora Italia

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