In questa prospettiva, la Legge di Bilancio 2026 ha introdotto alcune novità importanti relative alla previdenza complementare che mirano a renderla più flessibile e accessibile, riconoscendone la centralità.
In questo articolo vi anticipiamo le questioni più interessanti, pur tenendo conto del fatto che molte delle disposizioni recate dalla Legge di Bilancio necessitano, come specificato nelle nuove norme, di aggiornamenti regolamentari da parte della COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione) e dei ministeri competenti, che occorrerà attendere per aggiornare l’assetto statutario e regolamentare dei fondi pensione.
Il quadro precedente: deducibilità e regole generali
Prima della Legge di Bilancio 2026, la disciplina relativa alla previdenza complementare (fondi negoziali, fondi aperti e PIP) prevedeva questi aspetti:
- i contributi versati potevano essere dedotti fino a 5.164,57 euro all’anno: questo era il tetto previsto rispetto alla possibilità di ridurre la base imponibile attraverso i versamenti alla previdenza complementare;
- la quota versata dal datore di lavoro poteva essere destinata solo a determinati fondi: era possibile trasferire la posizione individuale verso un altro fondo pensione, ma perdendo il diritto di percepire il contributo del datore di lavoro se il nuovo fondo non lo prevedeva;
- in generale, in fase di pensionamento non era possibile liquidare più del 50% del montante in capitale, in unica soluzione.
La Legge di Bilancio 2026 aggiorna questi ed altri aspetti, agevolando la pianificazione della pensione e rendendo la previdenza complementare più attrattiva.
Le principali novità della Legge di Bilancio 2026
Tra le modifiche più importanti introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) in tema di previdenza complementare, rientrano:
- l’adesione automatica per i neoassunti (comma 204);
- l’aumento della deducibilità fiscale (comma 201);
- una maggiore libertà nella gestione dei contributi;
- nuove possibilità per la fruizione del montante accumulato.
Vediamo nel dettaglio queste novità.
Adesione automatica per i neoassunti
- Per i lavoratori alla prima esperienza lavorativa
Una delle disposizioni più importanti riguarda i lavoratori dipendenti alla prima esperienza lavorativa nel settore privato (esclusi i domestici). Dal 1° luglio 2026, è previsto un sistema di adesione automatica alla previdenza complementare, salvo esplicito dissenso del lavoratore. Quest’ultimo ha una finestra di 60 giorni per rinunciare in modo formale. In pratica, il lavoratore è iscritto automaticamente al fondo – associando all’adesione il conferimento dell’intero TFR –, ma ha due mesi di tempo per scegliere un fondo diverso o conferire il TFR nella misura eventualmente inferiore al 100%.
L’adesione automatica comprende TFR, contributi del datore e contributo minimo del lavoratore, come previsto dai contratti o accordi collettivi di riferimento, anche territoriali o aziendali. L’iscrizione retroagisce alla data di assunzione, garantendo così piena continuità dei contributi. Il fondo destinatario è determinato dagli accordi collettivi: in caso di più fondi negoziali applicabili, prevale quello con il maggior numero di iscritti nell’azienda.
Sempre per le adesioni automatiche, è previsto un meccanismo di investimento ispirato al life-cycle model (strategia comune nei fondi pensione, in cui il portafoglio viene gestito in base all’età del lavoratore e all’orizzonte temporale del piano). I contributi confluiscono in asset più orientati alla crescita nei primi anni di carriera, diventando progressivamente più conservativi avvicinandosi al pensionamento, bilanciando rischio e rendimento lungo tutto il percorso di accumulo.
- Per i lavoratori che non sono alla prima assunzione
Per i lavoratori non alla prima assunzione, il datore è tenuto a fornire – contestualmente all’assunzione stessa – l’informativa relativa agli accordi applicabili in tema di previdenza complementare e a verificare l’eventuale presenza di una posizione previdenziale attiva, acquisendo la dichiarazione del dipendente. Quest’ultimo, se ha già aderito a una forma di previdenza complementare, può indicare la forma pensionistica complementare a cui destinare il TFR maturando entro 60 giorni dall’assunzione. In mancanza di indicazioni, trova applicazione il meccanismo di adesione automatica.
Deducibilità fiscale più alta
Dal 2026 il limite annuo di deducibilità dei contributi versati alla previdenza complementare passa da 5.164,57 euro a 5.300 euro. È quindi possibile dedurre una quota maggiore dal reddito imponibile, rispetto al passato, con un vantaggio immediato in termini fiscali.
L’aumento si estende quindi anche alla possibilità per i lavoratori, la cui prima occupazione è successiva al 31 dicembre 2006, di usufruire della maggiorazione del plafond sui contributi versati nei 20 anni successivi ai primi 5 anni di occupazione, se in questi ultimi non hanno beneficiato appieno del massimale consentito: se nei primi cinque anni di adesione a una forma di previdenza complementare non si è sfruttato per intero il limite di deducibilità, si costituisce un plafond di deducibilità utilizzabile nei venti anni successivi al quinto anno di partecipazione. In ciascuno di questi anni può essere dedotta una quota aggiuntiva fino alla metà del limite ordinario annuo (quindi 2.650 euro), oltre al limite base, con possibilità di incrementare complessivamente la deduzione annuale fino al massimo teorico di 7.950 euro a seconda del plafond accumulato.
È il Piano Pensionistico Individuale (PIP) che ti consente di costruire una rendita complementare, con versamenti liberi e flessibili investiti nella Gestione Separata e/o nei Fondi Interni, per valorizzare nel tempo i tuoi contributi.
Portabilità delle posizioni e contributi flessibili
Vengono aggiornate le regole sulla trasferibilità della posizione individuale tra diverse forme di previdenza complementare. Con la nuova formulazione, il diritto alla contribuzione datoriale può essere trasferito anche verso fondi pensione aperti o PIP, ampliando la libertà di scelta dell’aderente nel momento in cui decide di cambiare forma pensionistica, fermo restando il rispetto delle condizioni previste dalla normativa vigente e dalla contrattazione collettiva applicabile.
Maggiore flessibilità in uscita
Per quanto riguarda l’erogazione della prestazione, la nuova normativa permette di liquidare fino al 60% del montante in capitale in unica soluzione, rispetto al 50% consentito in precedenza. Accanto alle opzioni già previste, ossia il capitale e la rendita vitalizia, la legge introduce anche nuove modalità di erogazione, ossia la rendita a durata definita, i prelievi liberamente determinabili e un’erogazione frazionata del montante, per un periodo non minore di cinque anni, sulla base delle modalità che saranno fissate dalla COVIP.
Previdenza complementare: uno strumento prezioso per il tuo futuro
La Legge di Bilancio 2026 segna una svolta importante, con l’obiettivo di rendere più semplice e vantaggioso costruire un’integrazione previdenziale nel lungo periodo e rinvigorire la centralità di questo strumento. Se vuoi sapere di più su queste tematiche, puoi leggere i nostri articoli dedicati a come organizzare la tua pensione e agli strumenti di previdenza complementare.
Inoltre, sul blog di Athora troverai ulteriori approfondimenti, guide e consigli, senza mai dimenticare che per prendere decisioni ponderate in proposito è sempre fondamentale confrontarsi con un professionista.